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Trasposizione cybernautica di alcune menti attive del Liceo Scientifico Statale "Giordano Bruno" di Torino, o che da lì sono passate, che declamano qualche pensiero sulla scuola, sui giovani ed un po' su tutto, portando nel libero oceano del web quella voglia di capire il nostro presente e quel pregiatissimo nome che appartengono al giornale d'Istituto:
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lunedì, 01 maggio 2006
A proposito dell'intolleranza cristiana
Ecco una interessante lettera inviata ad una rivista, alla quale risponde un noto filosofo contemporaneo italiano: Umberto Galimberti.

Basta pentirsi
Scrive Nietzsche in La Gaia Scienza: "La pena ha lo scopo di far sentire migliore colui
che la infligge. Questa è l'ultima via di scampo per i difensori della pena"

"Non le sembra che il nostro tempo sia insieme atroce e divertente? Si legge che il povero Barnabei, condannato a morte, ha fatto appello al Papa e il Pa­pa ha raccomandato la grazia, ma il Catechismo Cattolico al n°2266 pre­vede la pena di morte. Ecco il testo del Catechismo : della. Chiesa Cattoli­ca, Edltrice Vaticana 1992: "Difendere ;'/ bene comune della so­cietà esige che si ponga l'aggressore In stato dì non nuocere. A questo tito­lo, l'Insegnamento tradizionale della Chiesa ha riconosciuto fondato II dirit­to e dovere della legittima autorità pubblica di infliggere pene proporzio­nate alla gravita del delitto, senza escludere, in casi di estrema gravita, la pena di morte. Per analoghi motivi, i detentorl dell'autorità hanno II diritto di usare le armi per respingere gli ag­gressori della comunità civile affidata alle loro responsabilità. La pena ha co­me primo scopo di riparare al disordi­ne introdotto dalla colpa. Quando è vo­lontariamente accettata dal colpevole, la pena ha valore dì espiazione. Inol­tre, la pena ha lo scopo dì difendere l'ordine pubblico e la sicurezza delle persone. Infine, la pena ha valore medicinale: nella misura del possibile, es­sa deve contribuire alla correzione del colpevole".
Al n°2309 dello stesso testo si preve­de la cosiddetta "guerra giusta". Que­sto articolo è stato citato dal Vescovo ordinario militare a chi gli obiettava l'inopportunità dell'assistenza spiri­tuale nelle basi dei caccia Italiani pre­senti nel Kosovo. Ecco il testo: "Si devono considerare con rigore le strette condizioni che giustificano una legittima difesa con la forza militare. Tale decisione, per la sua gravita, è sottomessa a rigorose condizioni di le­gittimità morale. Occorre contempora­neamente: Che II danno causato dal­l'aggressore alla nazione o alla comu­nità delle nazioni sia durevole, grave e certo. Che tutti gli altri mezzi per poni fine sì siano rivelati impraticabili o Inefficaci. Che ci siano fondate condi­zioni di successo. Che il ricorso alle ar­mi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare. Nella valu-tazìone dì questa condizione ha un grandissimo peso fa potenza del mo­derni mezzi di distruzione. Questi sono gli elementi tradizionali elencati nella dottrina detta della "guerra giusta". La valutazione di tali condizioni di legitti­mità morale spetta al giudizio pruden­te dì coloro che hanno la responsabi­lità del bene comune". Vista la situazione, la filosofia come riso, come navigazione leggera nel gran mare della stupidità è una buona imbarcazione? Roberto Berton - Marghera (Ve)"


"No, non è una buona imbarcazione. lo preferisco, ma la sua lettera mi fa pensare che la preferisce anche lei, l'imbarcazione di Greenpeace che, quando può, fa irru­zione per denunciare le scelleratezze di questo mondo.
La Chiesa cattolica è solita procedere su due binari: il pulpito e il confessionale. Dal pulpito si enunciano le regole e dal confessionale si assolvono le deroghe, creando nel credente quella doppia coscienza per cui si può fare quel che di per sé non si potrebbe fare. Tutti i fenomeni di pentiti­smo: dai brigatisti ai mafiosi, dai mafiosi ai corrotti, dai corrotti a queli che non pagano le tasse, viene da questa bella educazione, che non troviamo ad esempio nei Paesi nordici a cultura protestante, dove la coscienza di ciascuno deve vedersela dirattamente con Dio, senza l'intermediazione dell'assoluzione del prete. Venendo ai suoi due quesiti: la "pena di morte" e la "guerra giusta" sono posizioni che la Chiesa eredita dalla sua lunga tradizione, che si è costruita quando la società era semplice e gli strumenti di giudizio eielementari. Non potendo smentire se stessa (è stato di recente beatificato Pio IX che ha proclamato l'infallibilità del Papa) la Chiesa cattolica mantiene queste posizioni nel suo catechismo che nessuno legge, e poi le smentisce nella sua predicazione e nella sua invocazione alla pace e all'aboiizione della pena di morte, che tutti ascoltano. In questo modo la cultura della doppia coscienza, che è poi la cultura della falsa coscienza, viene ribadita, consentendo a chi la alimenta vie d'uscita per giustificare si­tuazioni e comportamenti politici a cui non ci si può opporre. Ora è a tutti evidente che non si può difendere fino allo spasimo la vita dell'embrione e poi non cancellare dal catechismo l'ammissione della liceità della pena di morte. Così come non è pos­sibile dichiarare la liceità della "guerra giu­sta" quando la complessità raggiunta dalle nostre società e l'intrico indiscernibile dei colossali interessi sottesi e non dichiarati, rende indecidibile cosa è "giusto" e cosa è "ingiusto". Ma tant'è. Conservare certe espressioni nei testi canonici può sempre offrire una via d'uscita in tutte le situazioni imbaraz­zanti, dove può essere difficile o poco op­portuno prendere una netta posizione."

Postato da: PioneerSkies a 16:45 | link | commenti | commenti (popup) |
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